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Prospettive di riforma della giustizia amministrativa: l’intervento del prof. Giuseppe Conte al convegno istituzionale organizzato dalla Camera dei Deputati

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Al convegno tenutosi il 31 maggio 2017 presso la sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, dal titolo “Questioni e visioni di giustizia – Prospettive di riforma”, è intervenuto il Prof. Giuseppe Conte, autorevole componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.

Prof. Conte

Nella sua Relazione il Prof. Conte ha evidenziato, preliminarmente, le ragioni che tutt’oggi militano per il rafforzamento della magistratura amministrativa, in luogo del suo indebolimento, considerato che appare necessario assicurare un qualificato controllo giurisdizionale che assicuri la piena conformità alla legge degli atti della Pubblica Amministrazione, a garanzia dei diritti e degli interessi legittimi dei cittadini.

Il Prof. Conte ha rimarcato il problema di organico che grava sugli uffici della giustizia amministrativa, con scoperture indicate fino al 32% per i Tribunali Regionali Amministrativi ed al 27% per il Consiglio di Stato, che certo non pongono il servizio della giustizia amministrativa nella condizione di esprimersi nella sua massima efficienza e funzionalità.

In merito all’ipotesi di accorpamento della giurisdizione amministrativa in quella ordinaria, il Prof. Conte ha sollevato dubbi sui risultati in termini di efficienza di una tale soluzione, sottolineando l’eccessiva durata dei processi civili e ponendo la questione della difficile praticabilità di un terzo grado di giudizio sulle controversie amministrative.

Del resto, come rilevato dal Prof. Conte, l’attuazione del processo amministrativo telematico, operativo dall’1 gennaio 2017 con riferimento sia ai Tribunale Regionali Amministrativi che al Consiglio di Stato, ha rappresentato un risultato di eccellenza anche in termini di economicità, essendo stato realizzato praticamente senza risorse finanziare aggiuntive a carico dello Stato.

Piuttosto sarebbe opportuno, secondo il Relatore, apportare modifiche strettamente processuali, come, in primo luogo, quella di sperimentare alcune misure di stabilizzazione, a determinate condizioni, degli effetti delle pronunce cautelari al fine di evitare che la giustizia amministrativa conosca sempre e comunque quattro gradi di valutazione (due sommari e due ordinari).

Sull’ipotesi dell’introduzione del Giudice monocratico anche nel processo amministrativo, il Prof. Conte ritiene che tale opzione possa funzionare solo in limitate materie, mentre condivide la riduzione a 3 del numero dei componenti del collegio giudicante del Consiglio di Stato.

Quanto all’accesso alla magistratura, tra le altre indicazioni, il Prof. Conte ha invitato a eliminare la nomina, da parte dell’Autorità governativa, dei consiglieri di Stato, che costituisce il retaggio di un antico privilegio del potere esecutivo, che poco appare in linea con l’immagine di una magistratura moderna.

Assolutamente da riformare è secondo il Prof. Conte il meccanismo che determina la perdita dell’anzianità professionale per il magistrato che dal TAR accede al Consiglio di Stato, condividendo altresì la necessità che gli incarichi extragiudiziari siano ridotti e circoscritti a quelli di alto rilievo istituzionale.

Infine, nell’ottica di rendere la magistratura più moderna ma anche più responsabile, il Prof. Conte ritiene necessario un adeguamento delle regole sul procedimento disciplinare, che addirittura risalgono al 1946, e giudica necessaria la distinzione tra funzione inquirente e requirente, l’attribuzione della titolarità del potere di impulso dell’iniziativa disciplinare in capo a un soggetto distinto da quello che poi sarà chiamato a giudicare, il superamento della pregiudizialità penale.

Dalla Relazione del Prof. Conte è, quindi, emersa una visione volta più alla modernizzazione ed all’affinamento delle misure strumentali ad una maggiore efficacia degli attuali meccanismi di giustizia, senza ipotizzarne anche lo stravolgimento delle caratteristiche fondamentali.

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